“In questi ultimi anni nessuno ha offerto tanto buon calcio e tanti argomenti di discussione". Le parole, di Eduardo Galeano, sono dedicate a Roberto Baggio. Per molti, compreso un recente sondaggio internet nel mondo, il terzo giocatore di tutti i tempi, dopo Pelé e Maradona.
Roberto Baggio è stato uno dei calciatori più forti e noti nella storia del calcio mondiale. Per la sua classe invidiabile e la sua fantasia estrema è entrato nel cuore di tutti i tifosi italiani, e non solo, restando per lungo tempo il giocatore più amato ed ammirato.

Gli inizi
Roberto Baggio, dopo aver iniziato nella squadra del suo paese, si trasferisce al Vicenza in Serie C1, a 15 anni, e lì dimostra di essere già un fuoriclasse mettendo a segno con la primavera 46 gol in 48 partite; questo gli permetterà di debuttare in prima squadra nel 1983. Nella stagione 1984-1985 mette a segno 12 reti in 29 partite, consentendo così alla sua squadra la risalita in serie B. In una delle ultime partite di campionato,contro il Rimini, allenato da Arrigo Sacchi, subisce un grave infortunio al ginocchio destro che lo costringe a un lunghissimo periodo di assenza dai campi di gioco. La Fiorentina, che lo aveva già ingaggiato, potrebbe recedere dal contratto, ma Piercesare Baretti decide di credere nel suo recupero. Dopo due anni di calvario esordisce in serie A il 21 settembre 1986, mentre per il suo primo gol nella massima divisione bisogna attendere il 10 maggio 1987, contro il Napoli di Maradona. Il 16 novembre 1988 viene convocato per la prima volta in nazionale, in occasione del match contro l'Olanda. Segnerà 27 gol in 56 partite. Rimane nel team viola fino al 1990, quando viene comprato dalla Juventus per 15 miliardi di lire tra le vibranti proteste della tifoseria fiorentina, conscia di perdere colui che si è già affermato come fuoriclasse assoluto.
Il primo mondiale
Baggio, nello stesso anno, viene convocato dall'allora commissario tecnico della nazionale Azeglio Vicini per i mondiali di calcio di Italia '90 (giocherà con il numero 15). Sono le notti magiche nel segno di Totò Schillaci, ma Baggio, partito dalla panchina, non delude e, chiamato in causa, risponde sempre. Mette a segno un gol memorabile nella sfida contro la Cecoslovacchia partendo da metà campo e dribblando mezza squadra avversaria, e un ulteriore gol nella finale per il terzo posto contro l'Inghilterra, dopo aver brillantemente rubato la palla al portiere inglese Peter Shilton che stava per raccoglierla (da segnalare, nella medesima partita, il suo rifiuto di calciare il calcio di rigore per far vincere a Totò Schillaci la classifica cannonieri, cosa che fece con 6 reti).
Gli anni alla Juventus
Terminati i mondiali, Baggio inizia la sua avventura alla Juventus che durerà cinque anni e 78 reti. Sono gli anni della consacrazione del Divin Codino, che vincerà coi colori bianconeri uno scudetto, una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Verrà inoltre premiato con il Pallone d'oro nel 1993 e col premio FIFA World Player nel 1994. Non entrerà mai nel cuore dei dirigenti bianconeri e nemmeno del tutto in quello dei tifosi, soprattutto per i suoi trascorsi nella Fiorentina, e viene venduto al Milan nell'estate del 1995, dopo le continue pressioni su di lui del presidente Silvio Berlusconi.
Il mondiale americano
Per i mondiali 94 negli Stati Uniti, tutta l'Italia attende la sua nazionale e soprattutto il suo migliore giocatore, Roberto Baggio. Per Roberto e la Juventus, la stagione 1993-1994, non è stato particolarmente riuscita. La Juventus arriva 2° in campionato senza mai realmente avere lottato contro l'AC Milan ed è eliminata ai quarti di finale della coppa UEFA. Inoltre la preparazione dell'Italia al mondiale, non è delle migliori: sconfitta 1-0 a Napoli dalla Francia, sconfitta 2-1 in Germania. Inoltre, il selezionatore italiano, Arrigo Sacchi, non sembra essere fissato né su un modulo di gioco, né su un gruppo tipo. Solo Roberto Baggio ed i difensori dell' AC Milan (Baresi, Maldini, Costacurta e Tassotti), sono titolari incontestabili.
Italia-Irlanda:
Così, l'Italia comincia il suo primo incontro contro l'Irlanda usando lo schema tattico 4-4-2, mentre durante tutti gli incontri preparatori, l'Italia usava il 4-3-3. Roberto Baggio non gioca bene e l'Italia disputa la più brutta partita del mondiale. L'Irlanda si impone 1-0, con gol di Houghton al minuto 11 del primo tempo, e oltre alla mancanza di gioco dell'Italia, è la prestazione di Roberto Baggio che preoccupa i tifosi. Italia-Norvegia: Per il suo secondo incontro, l'Italia non può più sbagliare. Deve battere la Norvegia se vuole qualificarsi agli ottavi. Questa volta, tutto sembra avvenire per il meglio. L'Italia comincia bene la partita e Roberto Baggio sembra ben ispirato. In occasione della prima azione norvegese, Gianluca Pagliuca, il portiere italiano, viene espulso dopo avere toccato il pallone con le mani oltre alla sua area di rigore. L'Italia si ritrova in 10, ed un giocatore deve uscire perché Luca Marchegiani, il portiere sostituente, possa entrare in campo. Arrigo Sacchi decide di far fare uscire Roberto Baggio. Roberto si chiede se il suo allenatore non è diventato pazzo. Queste immagini dove si vedono molto chiaramente i gesti e l'espressione di Roberto Baggio, saranno all'origine delle incomprensioni tra Sacchi e Baggio fino alla fine della sua carriera. L'Italia riesce al termine di un incontro incredibile a guadagnare la vittoria 1-0. E' Dino Baggio, l' "altro Baggio", che segna il gol della vittoria. Tuttavia Franco Baresi si infortuna seriamente, e per numerosi osservatori il suo mondiale è già terminato.
Italia-Messico:
In occasione del terzo incontro, Italia e Messico pareggiano 1-1 (gol di Massaro per l'Italia e Bernal per il Messico), e come in occasione del primo incontro, Roberto Baggio è soltanto l'ombra di sé stesso. L'Italia si qualifica agli ottavi come migliore terza. Agli ottavi si aspetta di affrontare l'Argentina di Batistuta e di Maradona. Ma gli argentini, privati di Maradona sospeso per doping, perdono contro la Bulgaria ed è la Nigeria che si classifica prima del suo gruppo e dunque giocherà contro l'Italia.
Italia-Nigeria:
A Boston, tutto comincia molto male per l'Italia. Gli italiani soffrono terribilmente contro la Nigeria, ed i giocatori campioni d'Africa aprono molto rapidamente il punteggio. Questa volta per l'Italia, non ci sarà una seconda possibilità, occorre vincere o si "torna a casa". Ma l'Italia non deve soltanto lottare contro la Nigeria, deve anche affrontare il terribile Brizio Carter, l'arbitro dell'incontro che fischia a senso unico. L'arbitro messicano espelle anche Gianfranco Zola, entrato appena da 10 minuti, quando in verità il giocatore italiano non aveva toccato il suo avversario. Ma è ancora nella avversità che l'Italia dà il meglio di se stessa ed a 10 contro 11 inizia a mettere in difficoltà il suo avversario. Tuttavia il tempo passa e l'Italia perde sempre per 1-0. Ma all'88°, mentre tutto sembra perso, Roberto Baggio, alla stregua di Paolo Rossi in occasione del Mondiale 82, decide di prendere le cose in mano. Roberto Mussi, dopo aver vinto un contrasto in destra, vede Roberto al limite dell'area, gli passa il pallone e Roby segna con un tiro rasoterra e angolato che entra alla destra di Rufai, il portiere nigeriano, vanamente proteso in tuffo: un colpo da biliardo. Nessuno ormai ci credeva, ma l'Italia pareggia. Dopo non aver visto almeno due rigori indiscutibili, l'arbitro Brizio Carter, in un momento raro di lucidità, decide di accordare il terzo. Roberto Baggio spiazza il portiere e lo trasforma con l'aiuto del palo. L'Italia vince 2-1. Il giorno dopo, la Gazzetta dello Sport intitolò: "ITALIA: BAGGIOOOOOOOOOOO!!! in 10 contro 11, l'Italia batte l'arbitro... e la Nigeria "."
Italia-Spagna:
Ai quarti di finale, l'Italia batte la Spagna 2-1 (gol di Dino Baggio e di Roberto Baggio) Roberto Baggio segna quasi allo scadere un gol straordinario: Nicola Berti passa a Beppe Signori che lancia subito per Roby che involatosi verso l'area spagnola, aggira l' uscita di Zubizarreta e tira in porta da posizione impossibile beffando il ritorno disperato di un difensore spagnolo .
Italia-Bulgaria:
In semifinale, l'Italia batte la Bulgaria di Stoichkov per 2-1 (Doppietta di Roberto Baggio). Il primo è un'altra perla del numero 10 azzurro, riceve palla da una rimessa laterale, si accentra dal vertice sinistro dell'area di rigore e beffa il portiere con un tiro a giro che entra sul secondo palo. Il secondo gol lo segna con un preciso diagonale, su lancio millimetrico di Albertini, che entra a fil di palo alla destra del portiere bulgaro rimasto immobile. Baggio si infortuna a fine partita ma decide di scendere lo stesso in campo contro il Brasile.
Italia-Brasile:
Si gioca nel primo pomeriggio a Pasadena, sobborgo di Los Angeles, con un caldo torrido; il CT della nazionale Arrigo Sacchi (ex allenatore del Milan pigliatutto a cavallo tra gli anni '80-'90) decide per l'occasione di rischiare sia Baresi (rientrante dopo l'operazione al menisco) sia il Codino (non in perfette condizioni fisiche).
Il match rimane bloccato sullo 0-0 sia ai regolamentari che ai supplementari. I rigori daranno la vittoria ai sudamericani per 3-2, con ultimo rigore sbagliato proprio da Baggio che tirerà alto sopra la traversa, dopo gli errori di Baresi e Massaro.
Le parentesi al Milan e al Bologna
Baggio, che fatica sempre più a trovar posto nella Juventus, si trasferisce nell'estate del 1995 al Milan, guidato in quella stagione da Fabio Capello. Qui vince nel primo dei due anni passati al Milan lo scudetto, il secondo per lui, ma non riesce ad emergere e fa la riserva di lusso nel team rossonero. Non viene convocato per gli Europei del 1996, poi finiti in maniera infausta (eliminazione al primo turno) per la squadra italiana. L'arrivo di Arrigo Sacchi come nuovo allenatore, nell'autunno 1996, lo convince ad abbandonare il Milan l'estate successiva. Baggio ha bisogno di giocare per guadagnarsi un posto tra i 22 che prenderanno parte alla spedizione francese. Decide così con grande umiltà di ripartire dal Bologna: sarà la stagione del record di marcature per lui, con ben 22 reti segnate in 30 partite, tanto da meritarsi la fiducia del ct della nazionale Cesare Maldini e la convocazione per il mondiale del 1998 in Francia a furor di popolo.
Il mondiale francese
Il mondiale di Francia '98 vivrà tutto sul cosiddetto "dualismo" tra Baggio e Del Piero. Cesare Maldini CT preferisce infatti puntuare sul talento di Del Piero, forte anche dello sponsor. Baggio, tuttavia, parte titolare contro il Cile nella prima partita dimostrandosi subito uno dei giocatori più in forma tra gli azzurri. Dopo aver giocato una bella gara e segnato il rigore del pareggio quasi al 90°, il CT inspiegabilmente lo confina in panchina preferendogli Alex Del Piero. Comunque Baggio riesce a segnare anche un'altra rete, contro l'Austria, nella terza giornata del girone eliminatorio di quel Mondiale.In questo mondiale segnerà due reti, diventando così l'unico giocatore italiano ad aver segnato in tre mondiali diversi. L'eliminazione arriva ai quarti di finale, per mano della Francia, paese ospitante e futuro campione del mondo, ancora una volta ai calci di rigore. Baggio tirerà il primo di quell'infausta serie. Il rigore decisivo, calciato sulla traversa a portiere battuto sarà di Luigi Di Biagio.Il rimpianto, per quello che poteva essere e non è stato, è accentuato dallo scampolo di partita concesso da Maldini al Codino: entrato dalla panchina, durante i tempi supplementari Baggio inventa l'unica azione italiana della partita e calcia di pochi centimetri alla destra di Barthez ormai battuto.
Dall'Inter a fine carriera
Il richiamo dei grandi palcoscenici internazionali convincono Baggio ad accettare l'offerta di una grande club. Così, in quella stessa estate Baggio si trasferisce all'Inter, guidata all'inizio di quella stagione da Gigi Simoni. È una delle stagioni più controverse della squadra, che alla fine del campionato si trova quasi a lottare per non retrocedere (lo stesso Baggio ammise nella sua autobiografia "Una porta nel cielo" che se non avessero vinto 5-4 in casa della Roma a fine campionato, sarebbero retrocessi) con numerosi cambi d'allenatore (dopo Simoni, sono seguiti Lucescu e Hodgson e Castellini) che impediscono a Baggio di esprimersi al meglio con l'unica vera soddisfazione della doppietta realizzata in Champions League contro il Real Madrid, campione in carica, nei minuti finali della gara. Nella seconda stagione arriva Marcello Lippi ad allenare la squadra, ma questi lo utilizza col contagocce. Al termine dei due anni di contratto, Baggio si congeda dall'Inter con una storica doppietta nello spareggio contro il Parma che regala ai neroazzurri l'ammissione ai premilinari di Champions League e salva l’allenatore viareggino, costretto a fine partita a ringraziare il Divin Codino. Sfuggita la convocazione agli Europei del 2000, Baggio decide di ritornare ad una squadra provinciale, trasferendosi al Brescia, sotto la guida di Carlo Mazzone, con l'obiettivo dichiarato di partecipare ai mondiali del 2002. Obiettivo mancato, anche a causa di un brutto infortunio al ginocchio sinistro che a più riprese ne ha condizionato la stagione decisiva, dissuadendo il commissario tecnico della Nazionale Italiana Giovanni Trapattoni dal convocarlo, nonostante gli sforzi di Baggio per rientrare in perfetta forma e gli undici gol segnati in sole dodici partite. E pensare che Baggio, rientrato dall'infortunio in tempi record, segna subito due reti nel ritorno in campo riuscendo tra l'altro a salvare il Brescia dalla retrocessione. L’Italia di Trappatoni comunque non andrà molto lontano e sarà anzi protagonista di uno dei peggiori mondiali del calcio italiano. Il 14 marzo 2004, durante il match contro il Parma, Roberto Baggio mette a segno il suo duecentesimo goal in serie A (a fine stagione saranno 205), soglia raggiunta solo da quattro altri "mostri sacri" del campionato italiano: Silvio Piola, Gunnar Nordhal, Giuseppe Meazza e José Altafini. Roberto Baggio disputa l'ultima partita a livello agonistico della sua lunga carriera il 16 maggio 2004 (Milan-Brescia 4-2, ultima giornata della stagione 2003-2004), non prima tuttavia di essere convocato, il 28 aprile 2004, per un'ultima volta in Nazionale, in occasione di una partita amichevole contro la Spagna del capitano Raul, suo grande tifoso da bambino (fino a quel momento soltanto Silvio Piola era stato celebrato in questo modo). L'affetto degli sportivi italiani per questo campione si esprime in ovazioni continue ogni qualvolta Baggio tocca palla durante la partita e in una standing ovation quando viene sostituito negli ultimi minuti. La partita terminerà col risurltato di 1-1, con i gol del Nino Fernando Torres e pareggio di Christian Vieri. Al termine della stagione, in suo onore, il Brescia (che con lui in cabina di regia si salva per quattro anni di seguito) ritira la maglia numero 10 da lui indossata per cinque stagioni.
Il futuro
Dopo essersi ritirato dall'attività agonistica, Roberto Baggio si è preso un lungo periodo di vacanza e riflessione. E' proprietario di una fazenda in Argentina nella quale si reca spesso per trascorrere dei periodi di relax e per praticare uno dei suoi hobby preferiti: la caccia. Tuttavia, nel corso del 2005 ha dichiarato che in un prossimo futuro potrebbe rientrare nel mondo del calcio: non come allenatore di club, in quanto non si ritiene ancora pronto a sedere su una panchina di una prima squadra, bensì all'interno dell'organigramma di qualche società.
Varie
Baggio ha anche scritto una sua autobiografia, pubblicata nel 2001, col titolo Una porta nel cielo nella quale, tra le altre cose, oltre a raccontare i periodi difficili susseguenti ai suoi gravi infortuni, descrive e approfondisce i suoi rapporti difficili con numerosi suoi passati allenatori, in particolare riferendosi a Marcello Lippi, da lui conosciuto prima nel suo ultimo anno alla Juventus poi nel periodo interista, ma anche elogiando le doti di alcuni altri come Carlo Mazzone e Gigi Simoni. E’ il libro delle risposte, delle confidenze, degli sfoghi gentili. Il libro delle scoperte. La scoperta di un talento purissimo fin dalle giovanili; di un uomo che, ancor prima di approdare in serie A, si vede esplodere un gionocchio. Ginocchio che lo costringerà per tutta la carriera professionistica a giocare "con una gamba e mezzo".
"Una porta nel cielo" è un'autobiografia, non un libro celebrativo. Qui, Baggio affronta tutti quei momenti di cui ancora si discute: l'addio a Firenze, il tormentato rapporto con la Juve e Torino, il rigore sbagliato a Pasadena, le troppe panchine, gli allenatori-nemici, le tante maglie cambiate, l'accusa di essere mercenario, di non essere un leader, e quella sua condizione di campione "troppo bravo per potersi permettere di giocare". Un "10" la cui unica colpa è l'arte inimitabile, incompatibile con un calcio ormai dominato dai kapò degli schemi. Un "10" che non nasconde il suo sogno per nulla proibito, "impossibile" come lo era quello concepito nell'anno di Bologna: partecipare, da capitano del Brescia, a un altro Mondiale. Il quarto. In Giappone. La terra della spiritualità. La terra del suo maestro spirituale, Daisaku Ikeda, premio delle Nazioni Unite per la Pace 1983, qui autore di una affettuosa prefazione.
"Una porta nel cielo", inevitabilmente, non è soltanto il racconto dettagliato, attraverso la forma del libro-intervista, di una carriera unica, ma è anche, e soprattutto, l'istantanea in movimento della vita di un uomo che "all'anagrafe ha 34 anni, ma nella testa e nel cuore molti di più". Un uomo che al calcio ha sempre anteposto due valori irrinunciabili: la famiglia e la fede. Una fede di cui Roberto non ha mai parlato volentieri, perché ritenuta cosa troppo intima. "Gli avversari lo aggrediscono, lo mordono, colpiscono duro. Buddha non gli evita i calci ma lo aiuta a sopportarli - scrive ancora Galeano. - Dalla sua infinita serenità, lo aiuta anche a scoprire il silenzio, al di là del frastuono delle ovazioni e dei fischi".
Baggio è sempre andato oltre. Nel buddhismo ha trovato il sentiero per andare oltre. Baggio ringraziava il pubblico fedele, si difendeva con stile e stiletto dagli attacchi degli invidiosi, ma di fatto era oltre. Altrove. Raccolto in meditazione davanti all'oggetto di culto: il Gohonzon. Nella sua casa di Caldogno, protetto dal "frastuono". Lontano dalla mondanità, vicino agli affetti. Nella sua Argentina, mitica e selvaggia. A caccia, non per sparare, ma per attendere.
Roberto Baggio fa parte delle celebrità che hanno offerto il loro talento a TeleFood per sensibilizzare l'opinione pubblica e raccogliere fondi per l'eliminazione della fame. E prende molto sul serio questo ruolo.E' nella propria qualità di ambasciatore di buona volontà della FAO che egli si è recato in Giappone per promuovere la vendita di una serie di francobolli commemorativi che le poste giapponesi hanno voluto dedicare alla sua brillante carriera.
Fernando Giacomo Isabella
Palmares
2 Scudetti
1 Coppa Italia
1 Coppa UEFA
1 Pallone d'oro
1 FIFA World Player Of The Year
1 Premio Bravo
1 Pallone di Platino
1 Golden Foot
1 Onze d'Or
1 Guerin d'Oro C1
2 Guerin d'Oro
Azzurro del secolo
Galleria di prova | ||
Nuova galleria di prova | ||